Nil Padova: i numeri all’anagrafe

Un passaggio obbligato per i nuovi abitanti di via Padova è l’anagrafe al civico 118, accanto alla Parrocchia Di San Giovanni Crisostomo. Ed è qui che inizia ufficialmente la mia vita in via Padova, con il cambio di residenza.
La sala d’aspetto è un crocevia di mondi, di conversazioni che si incrociano, si sovrappongono e si tacciono a ogni bip che scandisce lo scorrere dei numeri. Ogni numero è una persona che si alza, è una richiesta a un desk, è una storia che popola la zona 2.

Secondo i dati forniti dal Comune di Milano nel nil Padova (nil = nucleo d’identità locale) risiedono 36 mila persone (dato al 31.12.14) di cui  66,5% maschi e 33,5% femmine; di cui il 20,7% ha meno di 24 anni, il 30,9% ha tra i 24 e i 44 anni, il 26,2% ha tra i 45 e i 64 anni e il 22,2% ha più di 65 anni.
Ma non sono questi i numeri di via Padova che si accompagnano alle notizie di cronaca. In questi 4,4 km e nelle vie che ci affluiscono più di un terzo degli abitanti è straniero (12mila persone). Un dato che, ovviamente, considera italiane le persone arrivate dall’estero che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e non considera chi, la residenza, non l’ha mai chiesta o non l’ha mai ottenuta.
Se tra gli over 65 gli italiani sono più del 90%, tra i bambini e i giovani le proporzioni cambiano notevolmente e, addirittura, nelle fasce tra 0-5 anni e  25-34 anni, gli stranieri superano gli italiani.

Via Padova in un’infografica

via Padova Milano: da dove vengono i suoi 36 mila abitanti?
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Questi numeri all’anagrafe si svelano. Al desk accoglienza le impiegate smistano le esigenze delle persone. Una ragazza con accento slavo continua a ripetere che deve cambiare residenza. L’impiegata continua a rispondere con un tono sempre più alto che manca un documento. L’impiegata accanto chiede a un ragazzo che tiene sotto il braccio una cartelletta rosa con la scritta Parigi-Dakar se è sicuro di essere residente, perché altrimenti non potrà fare la carta d’identità.
Nelle sedie della sala d’aspetto c’è chi cerca una penna, chi ha un amico che traduce. C’è chi, concentratissimo, non toglie lo sguardo dal tabellone se non per verificare il numero sul tagliandino.
Un signore cinese seduto accanto a me tiene sulle ginocchia una busta trasparente con un post-it verde con la scritta “stato di famiglia”. Nella mano sinistra il numero, nella mano destra uno smartphone su cui digita stato di famiglia e il dizionario restituisce i caratteri inseriti in ideogrammi cinesi.
Per oggi il mio tempo a disposizione è finito, oggi non riuscirò ad arrivare ad ottenere i miei documenti. Lascio il mio numero al signore accanto ed esco, attraversando il gruppo di persone che vedo spesso sulle panchine nella piazzetta antistante all’ingresso. Parlano al telefono in arabo, albanese, wolof. Una signora filippina ascolta da uno smartphone una radio in spagnolo. Solo quando anche io mi siedo su una di quelle panchine con il mio computer capisco perché lei ed altri sono spesso lì: l’anagrafe, infatti, e uno dei dieci hotspot del servizio OpenWifiMilano nella zona di via Padova diventando così un luogo dove connettersi con altri angoli del mondo. Mentre per me, l’anagrafe, diventa il primo punto di connessione con il mio nuovo quartiere. E con i mondi che lo popolano.

IlariaBrusadelli

Giornalista, perché è una buona scusa per conoscere il mondo e fare domande.

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2 risposte

  1. 22 Aprile 2016

    […] da quando siamo arrivati. È cambiata e lo ha fatto troppo velocemente. L’enorme flusso di stranieri che qui si è insediato andava gestito diversamente. Non si tratta in alcun modo di una questione […]

  2. 5 Maggio 2016

    […] autentico, popolare. Un quartiere che ha accolto gli immigrati del sud e del Veneto prima e gli immigrati da tutto il mondo oggi. Credo che con la qualità abitativa mediamente bassa e le case in mano a tanti piccoli […]