Nuovo Cinema Casoretto: dai social al sociale

A due passi da via Padova, un progetto per ridare un futuro a un luogo del passato

In un’epoca in cui viviamo atomizzati, dove i film si guardano sul PC e siamo tutti perennemente connessi e reperibili – ma in cui mancano luoghi di aggregazione veri – abbiamo pensato che fosse necessario ridare al nostro quartiere e a tutta Milano un luogo di incontro e socialità.

È curioso come la nascita del progetto Nuovo Cinema Casoretto, che nelle parole di Paolo Cerruto, il primo ideatore dell’iniziativa, appare strettamente legata al bisogno di ricreare una comunità fisica, lontana dalle logiche dei social network, sia avvenuta grazie ad un post su Facebook.

Paolo Cerrutto – tra i promotori dell’apertura del Cinema Casoretto

Chiuso un cinema se ne apre un altro. Iniziava così un post che ho scritto nel 2017, quando il cinema Apollo è stato chiuso per lasciare spazio al nuovo Apple Store di Milano. Non sono mai stato un cinefilo, ma l’Apollo era per me e per molti milanesi un simbolo culturale e vederlo sparire per quello che, nei fatti, è un negozio di elettronica, mi ha mosso qualcosa. Così, quasi per gioco, ho voluto lanciare una sfida, proponendo di riaprire il cinema della parrocchia del mio quartiere. Il post, in breve e inaspettatamente, è diventato virale. Sono stato contattato da Don Alberto Carbonari, sacerdote nella parrocchia di Santa Maria Bianca della Misericordia, proprietaria del cinema, e dal giovane assessore alla cultura di zona 3, Luca Costamagna: l’idea li aveva contagiati e al progetto si sono subito uniti alcuni componenti della Commissione Cultura del Casoretto, tra i quali Daniele Piacentini, la persona che ha curato le ultime rassegne del cinema prima della chiusura, nel 1997”.

Così è nato il progetto Nuovo Cinema Casoretto, da un post che spingeva il quartiere e l’intera città a mobilitarsi per riaprire la sala chiusa da 22 anni. “Il cinema” spiega Paolo, poeta e musicista con una laurea in economia per arte e cultura, “era uno dei molti cinema parrocchiali aperti per offrire alle famiglie nuovi luoghi di aggregazione e, nel secondo dopoguerra, per avvicinare nuove persone alla parrocchia. Io avevo cinque anni quando ha chiuso per una ristrutturazione che non è mai iniziata per mancanza di fondi. Fino a due anni fa quel cinema per me era una scritta scolorita su un muro accanto alla chiesa. Ora più guardo quella scritta più penso che stia solo aspettando che le venga aggiunta la parola NUOVO”.

Il cinema Casoretto, nel quartiere omonimo a est di Milano, chiuso dal 1997
Il cinema Casoretto, nel quartiere omonimo a est di Milano, chiuso dal 1997

Nel febbraio del 2017 è stato costituito un gruppo di lavoro per trasformare un’idea in un progetto condiviso. “Nel settembre del 2017 abbiamo organizzato “CineChiostro”, la prima rassegna cinematografica nel chiostro dell’abbazia di Casoretto. Film popolari, gratuiti, proiettati non con lo scopo di raccogliere fondi, ma per costruire la comunità attorno al progetto prima di dare a questa collettività una “casa”. L’iniziativa è stata un vero successo, ogni sera hanno partecipato più di 200 persone e abbiamo avuto l’occasione di ospitare anche Maurizio Nichetti, la sera del suo film “Ratatatplan“. Due mesi dopo abbiamo lanciato l’iniziativa “Cosa c’è dentro il cinema?”, chiamando a raccolta chiunque volesse dare una mano a svuotare la sala, che nel frattempo era diventata una sorta di magazzino abbandonato. È stata la seconda occasione per misurare l’interesse del quartiere e la risposta è stata ben oltre le aspettative, confermando che una provocazione aveva intercettato un desiderio. 

La sala interna sgomberata grazie all'iniziativa Cosa c'è dentro il cinema?
La sala interna sgomberata grazie all’iniziativa Cosa c’è dentro il cinema?

È così che, anche grazie al contributo del Municipio 3, la rassegna CineChiostro è diventata un appuntamento di fine estate e si prepara alla terza edizione. Dal 18 al 21 settembre Nuovo cinema Casoretto nella sua temporanea versione en plein air propone quattro film per tutti per affrontare in modo accessibile e popolare i temi dell’integrazione e dell’incontro tra culture (“The Big Sick” e “Quasi nemici”), dell’infanzia ai tempi degli youtuber (“Marghe e Giulia. Crescere in diretta”, presenti i registi Francesca Sironi e Alberto Gottardo) e del bullismo (“Bene, ma non benissimo” di Francesco Mandelli, che passerà la prima sera per presentarlo).

Accanto all’organizzazione delle rassegne” spiega Paolo, “ci stiamo muovendo per accedere a fondi per la ristrutturazione. Oggi servirebbero infatti circa 500mila euro per riaprire il cinemaL’ACEC sta riflettendo su come rilanciare le sale di comunità per i quartieri circostanti e speriamo che il nostro progetto possa trovare una sponda. Abbiamo confidato nei bandi MIBACT per gli esercenti; il susseguirsi di cambi di governo ha portato a una lunga fase di stallo, ma non demordiamo. Intanto ci siamo costituiti in cinecircolo con l’ANCCI: la scorsa primavera è nato il ‘CineCircolo Casoretto’ e, oggi, stiamo gettando le basi per stendere un piano pluriennale che non comprenda la semplice riapertura di una sala cinematografica, ma un progetto culturale, sociale e inclusivo. Siamo convinti che la nostra idea andrà in porto e sembra aver già contagiato alcuni finanziatori privati che si sono detti interessati. Il nostro obiettivo rimane, nel futuro prossimo, aprire finalmente la sala al pubblico”. 

Nel frattempo il CineCircolo Casoretto sta ulteriormente allargando le iniziative con l’ideazione di una rassegna cinematografica invernale in collaborazione con il teatro di quartiere, Campo Teatrale.

Non è vero che i milanesi sono chiusi e che i luoghi popolari e di quartiere si sono svuotati” conclude Paolo, “É vero il contrario: togliendo alla città spazi di incontro e inclusione, la gente non fa che chiudersi sempre di più in casa e su se stessa. È bastato proiettare alcuni film in un chiostro per osservare un quartiere di bambini, ragazzi, famiglie e anziani felici di ritrovarsi sotto le stelle. Lo stesso progetto di riaprire il cinema è già un’occasione per il quartiere. Le istituzioni e i vicini di casa si parlano e si incontrano, le realtà della zona si conoscono; vuoi perché ci danno una mano o vuoi perché a fine serata ognuno prende la sua sedia e aiuta a smontare. Ecco, forse quel gesto spontaneo, personale e collettivo allo stesso tempo, dà la cifra del nostro intento e del risultato a cui miriamo”.

redazione

Ilaria Brusadelli & Marco Besana